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ACHILLE ABRAMO SAPORITI Nato a Gallarate il 13 Ottobre 1937, vive a Cassano Magnago in via Rossini, 29. Ha cominciato a pubblicare in proprio sillogi poetiche dal 1970. Ha ricevuto numerosi premi letterari nazionali Sue liriche sono apparse in raccolte e antologie di poesia del novecento. E' stato più volte invitato per presentazioni, incontri e letture poetiche presso Biblioteche Civiche, Circoli Culturali e agli Incontri Letterari alle "Giubbe Rosse" di Firenze. Ha pubblicato i testi poetici:
Saggi critici: Giuliano Ladolfi: "La concezione antropologica nella poesia di Achille Abramo Saporiti" su OTTO/NOVECENTO, Settembre-Ottobre 1994 (pag.119 - 158) Carmelo Mezzasalma: "Quel canto che giunge dalla notte" su CITTA' DI VITA di Maggio - Giugno 1996 (pag. 227 - 238) CD: Sonia Grandis legge "Un amore di vigilia" (Introduzione di Angela Mazzetti – Elena Marzetta soprano, Giona Saporiti flauto)
Alle liriche di Saporiti hanno dedicato opere artistiche: Mostra di transfers fotografici (Centro S. Fedele, Milano 1995) del regista Andrea Salomoni (RAI) Mostra itinerante di terre policrome della scultrice Silvia Cibaldi.
Si riportano alcuni brevi stralci dalle numerose recensioni: “(…) La poesia di Achille Abramo Saporiti è elegiaca, crepuscolare, intima e paesaggistica. Questo dato anzi (il paesaggio) è quello che colpisce di più. Il paesaggio è strettamente intrecciato agli stati d’animo, in una dizione poetica secca, stringata al massimo, che fa venire in mente certo Ungaretti, o certo Sbarbaro”. Giuseppe Bonura: Avvenire, 20 settembre 1986
“(…) Linfa segreta di questa composizione è una religiosità profonda ma non ostentata, un senso del sacro spesso ravvisabile ma sempre accompagnato da tremore e riservatezza. (…) La versificazione del tutto particolare ed estremamente diluita, non si esaurisce mai in un gioco verbale. Saporiti non si lascia blandire dalla bella forma, dall’estetica, dall’armonia fine a se stessa. Le parole non sono sprecate, ma quasi isolate e poste in valore con tutto il loro peso ed il loro pregnante significato; e sono preferite dall’autore al verso più o meno tradizionale”. liberto Mazzoleni: L’Osservatore romano, 5 novembre 1986
“(…) Un’unità ritmica profonda ma discreta, costituisce il tessuto naturale di una meditazione che, con eleganza, conduce sulla pagina la novità – povera e proprio per ciò ricchissima – delle proprie continue scoperte. Grande terreno di questa meditazione: la quotidianità, la cui dispersione chiama, di anno in anno, di giorno in giorno, la poesia all’umile compito della raccolta e della memoria. Luca Doninelli: Il Sabato, 11-16 gennaio 1987
“(…) Insomma una poesia dove il canto s’intreccia al pensiero, com’è nella migliore tradizione italiana. Un canto raramente spiegato, ma vivo d’emozione e di cure. (…) Un pensiero regge il canto, insistente, ostinato nella ricerca o nella denuncia, e giustifica l’angustia sotterranea di un autore che nella poesia trova il modo di liberarsi, si placa”. Alessandro Scurani: Letture, aprile 1987
“(…) Saporiti è considerato, a ragione, uno dei migliori tra i poeti che si ispirano ai temi della fede cattolica. In questo senso il testo che abbiamo citato è esemplare perché racchiude in due sole immagini, e quasi riassume nel volgere di pochi versi, le verità fondamentali della nostra religione: la Parola che crea e l’Amore che redime. (…) Piace in Saporiti il suo essere poeta classico, che comunica attraverso un eloquio puro, del tutto esente da vuoti rovelli e da inutili ermetismi. I suoi versi sono sempre piani, sciolti, non gridati ma scanditi a voce bassa, con tono dolce e fermo. E’ come ascoltare qualcuno che molto ha meditato, che molto ha saputo soffrire e che, pacatamente, ci fa partecipi delle sue luminose scoperte spirituali”. Franca Maria Vacante: L’Osservatore romano, 13 aprile 1988
“(…) In un tempo che sembra così avaro di autentiche voci poetiche cristiane, la presenza di Saporiti nel panorama letterario italiano è tra quelle di più grande attesa e tra le più degne di essere conosciute e apprezzate ben oltre la ristretta cerchia dei soliti lettori di poesia. Saporiti, infatti, merita di essere conosciuto. Attento e acuto pensatore e testimone del nostro tempo, il suo pensiero sa, tuttavia, trasformarsi in canto come per miracolo …”. Aldo Zagni: La Cittadella, 29 maggio 1988
“(…) Le composizioni sono percorse da una vena lirica misurata, ma potente nel rivelare i più intimi palpiti dell’essere di fronte al rischio di una promessa che – come un dramma – silenzio intorno a sé esige e rimanda oltre il tempo di capire”. Annamaria Inversetti: Luce, 26 aprile 1992
“(…) Un volume, in definitiva, che si offre al lettore in più chiavi di lettura dimostrando di possedere una vena narrativa che nulla toglie alla limpidità della poesia. Un racconto antico che si dipana delicatamente, verso dopo verso, pervaso da una forte religiosità e condotto con sapiente padronanza stilistica. Godibilissima testimonianza di quanto lontana dal vero sia la lobby che predica una sorta di fine della poesia”. m. p. : Il Mattino, 16 giugno 1992
“(…) Quest’ultima raccolta di poesie di Achille Abramo Saporiti ci si presenta come un toccante cammino in versi: un percorso tra le contraddizioni ed i vuoti del mondo moderno compiuto da un’anima sensibile, spontaneamente protesa sui margini della vita umana per afferrare, nella splendida danza della creazione, la presenza rasserenante e portatrice di senso, di Dio. Giunto al Crocevia dei giorni, quasi fosse Nel mezzo del cammin di nostra vita, Saporiti anela ad una dimensione liberatoria per l’uomo, ad una esistenza carica di significato, che ricuperi per ognuno l’armonia con la natura, con gli altri uomini, con se stesso”. Maurizio Fontana: L’Osservatore romano, 3 marzo 1994
“(…) Non può quindi stupire che spesso la nostalgia affiori da questi versi, una nostalgia sottile, più rammemorazione di sé e rammarico di non sapere o poter essere che inclinazione al passato e rievocazione delle cose. … mi sembrano versi che testimoniano del particolare amaro riflettere di Saporiti, ma anche della sua speranza, del suo guardare oltre il nostos che lo perseguita”. Franco Loi: Il Sole 24 Ore Domenica, 24 aprile 1994
“(…) Una visione quasi filosofica del mondo, tra concetto ed atto, cuore e comportamento, che sfocia in una fede consapevole, sia della precarietà umana, sia dell’inafferrabilità del mistero, sia infine della schiacciante presenza del male. E proprio per questo, al di là del dubbio, del rischio, dello scacco e del disagio, si fa credo solenne, intimo e sociale; si fa ricerca, chiave alla trascendenza, certezza dell’oltre, conoscenza e messaggio e profezia”. Claudio Toscani: L’Osservatore romano, 5 ottobre 2000
“(…) Lontano dalle effusioni di ascendenza romantica, il poeta adotta uno stile e mezza voce, perché è consapevole di cantare un amore che, pur incarnandosi nella vita di ogni giorno, conserva la magia di atteggiamento che sa scoprire la bellezza, il significato, lo stupore insito in un affetto comune, estraneo ad ogni spettacolarizzazione e ad ogni elemento sensazionalistico. Giuliano Ladolfi: Atelier, settembre 2000
“(…) Saporiti è un poeta che scrive quasi sempre sottovoce, un autore che non vuole turbare il momentaneo e perfetto equilibrio dell’amore che si viene creando e la cui bellezza diviene un altro dei temi fondamentali del libro, assieme all’assaporamento del legame e alla resa stilistica in improvvise e folgoranti forme quasi epigrammatiche. Conduce il lettore con garbo nei territori della mente, dove gli presenta le sue inquietudini e soprattutto gli fa apprezzare il modo, consono alla propensione del poeta all’ascolto e alla descrizione non di un amore travolgente e giovanile, ma del lento costruirsi di un amore maturo che si intreccia con pazienza alle fibre della quotidianità per renderla speciale in ogni momento”. Sandro Montalto: La Clessidra (Semestrale di cultura letteraria), 2/2002
“(…) L’autore esprime una vicenda esistenziale ricca di fede, di dolore e di speranza, di senso della vita e di ciò che la travalica. Egli si accosta all’amore e al mistero con timida audacia, con delicato abbandono, esitante ma forte di interiori certezze. Coglie momenti minimi, sensazioni tenui, illuminazioni rapide come bagliori. Nei versi appare spesso come un viandante verso un totale incontro, un pellegrino per vocazione. (…) Un messaggio per gli adulti e per i giovani, un invito a fermarsi, a pensare, a vibrare al potere evocativo della parola, che nessuna immagine potrà mai superare. Una esperienza di interiorità di cui c’è tanto bisogno”. Domenico Volpi: Pagine giovani, aprile-giugno 2003
Questa prova lirica del poeta gallaratese è, infatti, soprattutto un elogio dell’ombra, del crepuscolo, come stagione inevitabile, ma che ha un succo divino per chi è in grado di intenderlo.Oltre le passioni, oltre le battaglie, perciò, Saporiti guarda ad un presente-dopo che non è mai disperazione e resa ad una natura matrigna; semmai rappresenta un’attesa delle dantesche stelle, intese come simbolo dell’assoluto. Marco Testi; L’OSSERVATORE ROMANO, Città del Vaticano, 23 Agosto 2004
Nuovo e ammirevole è lo scolpito lavoro linguistico di queste poesie, tra parole della tradizione e incandescente modernità di un vocabolario della vita e dell’anima, del tempo e dell’infinità, della morte e dell’amore. Accortamente elaborata, e per questo assai significativa, è la contiguità, nei versi, di figure retoriche tra similitudini, analogie e metafore, risorse culturali e testimoniale discorsività, saggezza salmodiante e dialettica gnomica. Claudio Toscani; CITTA’ DI VITA, Firenze; Novembre-Dicembre 2004
L’anelito alla trascendenza si fa più impellente, la ricerca di un Dio “che ha viscere di madre” si esprime in momenti di sconforto e di filiale fiducia: “ per un tenero Iddio / il nostro esiguo vivere / si fa luogo e anticipo / di un infinito abbraccio”. L’Autore sottolinea la conflittualità umana, il volere sempre accomodare il divino al servizio delle nostre esigenze, di giustificare le scelte e gli atteggiamenti senza implicare al coscienza e raggiunge una serena conclusione che ritrae un Dio comprensivo, accogliente, paterno, che perdona ed espia per il genere umano: “configge con l’umano il tuo perdono / che prima che la colpa sia / redime”. Domenico Volpi; PAGINE GIOVANI, Roma, 121, Luglio-Settembre 2004
Non è semplice trovare commenti distaccati alle parole che, riga dopo riga, trascinano in un sentimento crescente, coinvolgente, forse fin troppo reale: alla poesia, solitamente, si chiede di cantare l’amore felice, di passioni risolte, di farci calare una lacrima di gioia. In tutta la sua opera, il Saporiti canta di un amore felice che potrà riavere la sua nuova felicità una volta varcata la soglia, di una passione che, bruscamente interrotta, potrà avere il suo prosieguo nell’infinità Fausto Zancanella LA CITTADELLA, Mantova, 19 Dicembre 2004
In “Vaso di Nuove meraviglie” si sente forte la voce religiosa di uno dei più interessanti poeti contemporanei. E qui bisogna fare una distinzione: non è solo e tanto uno dei migliori poeti cristiani d’oggi, ma è un interessante poeta che è credente, ed è altra cosa. Questo vuol dire che la sua poesia non viene issata agli onori della critica perché è ormai tra i pochi poeti cattolici italiani di un certo spessore, ma perché è poesia di livello, a prescindere dal suo essere o meno cristiana. Marco Testi; ROMA SETTE, Roma, 6 Febbraio 2005
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